giovedì 4 dicembre 2014

Cogli l'attimo, cogli la rosa quando è il momento!

«Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza, in profondità, succhiando tutto il midollo della vita, [...] per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.»

Tornata stravolta da una giornata pesante e movimentata, mi sono messa a guardare l'Attimo Fuggente e mi è tornata una voglia di vivere pazzesca, e ce l'ho proprio ora, anche con le palpebre pesanti, il pigiama e una sveglia da puntare.

Ma una voglia di vivere per come sono, per quella che sono sempre stata e per quella che sto diventando. Vivere crescendo e cambiando senza aver paura di cambiare, e di essere me stessa, di andare in profondità, di non farmi passare davanti le mie occasioni, i miei sogni, i miei affetti, le mie passioni, la mia tenacia, la mia spontaneità.
A me questa storia dell'andare in profondità è sempre interessata.
Il professor Keating lo diceva: sono la bellezza, la poesia, l'amore le cose che ci tengono in vita.
E io sono la prima della categoria di quelli che non rispondono "Stronzate.", ma che invece rimangono lì, imbambolati, a condividere quella verità. Una verità che trovi solo guardando a fondo, sentendo.

Ho 19 anni, e chissà quante batoste dovrò ancora sopportare e quanti dispiaceri, quanti dubbi, quante cadute. Ma io voglio combinare qualcosa sul serio in questa vita, e qualcosa che mi rappresenti, e qualcosa che mi renda diversa perchè quella strada l'ho scelta io e nessun altro, io e per me stessa, perchè è il posto che mi appartiene, perchè mi gira così, perchè so fin dove mi posso spingere oltre, e so che non devo stare affacciata al vetro a fantasticare e basta, so che devo prendere le redini della situazione e dire "Ok, con cosa mi metto in gioco? Cosa voglio combinare? Con chi voglio parlare? Oggi per chi voglio esserci?" e NON lasciare che le cose prendano il loro corso, ma FAR SI che le cose prendano il loro corso. Il loro corso per me, secondo la mia visione delle cose, una visione un po' fuori dal comune, un po' stupida e un po' matta, un po' semplice e un po' troppo intricata, un po' bella e un po' malinconica e un po' unica, soprattutto unica, come quella di tutti, e diversa da quella di tutti.


Voglio essere io protagonista, io davanti, con una paura matta, ma davanti, in bella vista, a fare i miei passi, a fare le mie cazzate, a urlare le cose più insensate e sincere del secolo, a sbagliare, a scusarmi, a correre, a respirare per prima l'aria di chi esce dal suo rifugio, esce dal suo nascondiglio e urla "TOPPA LIBERA PER ME!" e va a lasciare la sua impronta nel mondo, va a scrivere il suo verso del potente spettacolo che continua, ne prende parte, salta in piedi su un banco, cambia prospettiva, come quei ragazzi, e non si accontenta di quel briciolo di personalità che basta per sopravvivere, ma ne tira fuori tanta quanto basta per esistere, per cogliere l'attimo, per cogliere la rosa quando è lì e sai che lì non la puoi lasciare, perchè è tua, con quei petali e quelle spine.

venerdì 21 novembre 2014

I love him from the skin to my bones!

20 Novembre 2014, Alcatraz, Milano, Ed Sheeran in concerto.
Sono appena tornata, sono sotto le coperte e ho il cuore che sta per esplodere, anzi, che si è già riempito più volte ed è esploso di continuo durante tutte le canzoni, ma continua a rimanere lì, pesante, pieno di emozioni fresche, che non si svuota più.

E' stato qualcosa di immenso. 
Incredibile.
Spettacolare.
Meraviglioso.
Altri milioni di aggettivi.

Lui sale sul palco, bello tranquillo, con la sua chitarrina, la pedaliera per il loop, un microfono per registrare voci, cori, basi e l'altro per cantare, contemporaneamente, e basta: gli basta questo per sgretolarti in mille pezzettini. Per mandarti in tilt. Per scioglierti. Per farti entrare nel suo mondo al 200%.
Ho sempre apprezzato questo suo modo di fare. La semplicità con cui sa creare cose pazzesche.
Nessuna grande scenografia, nessun corpo di ballo, nessuna maniera artificiale di fare spettacolo.
Lui è spettacolo, direttamente. Ci mette l'anima e riempie un palco, da solo, e allo stesso tempo riempie il cuore di migliaia di persone, così.

Ed Sheeran è un cantante a cui sono tanto, tanto legata.
C'era quando ti sfogavi con le tue amiche di notte biascicando "Give me Love"e improvvisando coreografie oscene in pigiama, c'è per le passeggiate rilassanti, c'è per farti passare il mal di testa dopo una giornata insopportabile, c'è in macchina quando canti a squarciagola con la tua migliore amica e ti senti a tuo agio anche se tiri delle stecche allucinanti apposta perchè è divertente, c'è quando sei in camera tua con la chitarra e le sue canzoni sono quelle giuste da suonare, c'è quando alzi le braccia al cielo con l'ipod e guardi le stelle e tutto ha un sapore diverso, c'è quando ti vuoi isolare, c'è nelle notti passate ad ascoltarlo a basso volume, con una lucina accesa e una coperta, e magari l'abbraccio di una persona a cui vuoi bene, c'è nelle giornate grige e in quelle dove ricominci a respirare aria nuova. C'è stato, in questi anni, e c'è sempre. 

Ed Sheeran coinvolge. 
Lui inizia una canzone, e ti porta con lui, e tu non sei capace di starne fuori.
E poche ore fa è stato così. 
I concerti sono belli quando ti accorgi che non devi pensare a quando alzare le mani, a quando applaudire, a quando urlare una canzone, a quando ballare, a quando chiudere gli occhi, a quando ascoltare davvero: lo fai e basta, è una cosa spontanea, così spontanea che non distingui ciò che fai da ciò a cui assisti.
E' un blocco unico.
Tu sei parte di qualcosa, non sei spettatore, sei parte di quel concerto, di quella frase di quel brano che ti piace da star male, sei parte di quelle luci e di quegli occhi innamorati della gente, e sei parte di ciò che chi canta ti sta trasmettendo, perchè con ogni pubblico diverso le sfumature delle esibizioni cambiano e un concerto è irripetibile proprio per questo, e per questo la musica affascina.
La musica live è così, mentre l'ascolti già sta scappando via, ti scivola dalle dita mentre tu la stai tenendo stretta, ma la lasci correre perchè è come se corressi anche tu, con il cuore che batte a mille e i pensieri alla rinfusa. Ed è bello perchè tutto è più veloce e tutto è fermo, nello stesso tempo: tutto vola via e tutto torna indietro, ricordi, frammenti di vita che si incrociano con ciò che stai vivendo nel presente e si passano il testimone, senza sapere dove andare, ma va bene così, perchè ai concerti c'è casino fuori e dentro la gente, ma nonostante tutto ci si capisce, e si viaggia insieme, ci si lascia trasportare e poi si esce da quel mondo frastornati, ipnotizzati dalla bellezza, e pieni, e felici.

Se un artista ti lascia sulle labbra il sorriso da "sento di esistere" allora sa davvero fare bene il suo lavoro. 

Non riesco a descriverlo, il concerto. Certe cose non si possono dire a parole, ci si può girare intorno con le emozioni e con i ricordi, ma le cose difficili da raccontare sono anche le più forti.
E un concerto, mentre prende forma, aspira sempre a diventare indescrivibile e indimenticabile.

GRAZIE EDWARD CHRISTOPHER SHEERAN

Il cuore era ovunque, ma io ero esattamente dove volevo stare. 

lunedì 3 novembre 2014

Piccoli grandi disagi destabilizzanti.

Quanto è devastante quando tu ti fai la doccia e scambi il bagnoschiuma con lo shampoo? Oppure ti lavi i capelli e poi non ti ricordi più e te li rilavi ancora e fai fuori metà sapone in una giornata perchè non ti ricordi quello che fai?
Che brutto è non ricordarsi quello che fai? E' un sacco destabilizzante.
Tu fai una cosa e poi non ti ricordi più se devi ancora farla oppure no.
Oppure tu vai da qualche parte per fare una cosa, cercare una cosa, prendere una cosa e... non ti ricordi più perchè sei lì! Quello è ancora peggio, cioè ci sono quei due secondi di vuoto in cui galleggi nell'ossigeno senza meta e senza un senso e senza niente, cioè tu non sei niente, sei davanti a un vuoto gigantesco, uuuuh come quando dormi e ti sembra di cadere dal letto e invece non stai cadendo ma salti nel sonno CHE TRAUMA, dai, è una cosa assurda.
Oppure, che disagio è, quando senti che suona il telefono mentre stavi dormendo, e devi correre per non perdere la chiamata, e tu non vuoi e non sei psicologicamente mentalmente fisicamente umanamente capace di alzarti né tanto meno di correre ma sai che devi farlo e poi rispondi e magari è, che ne so, tua mamma che ti dice se hai fatto quello che dovevi fare e tu sei tipo "si un botto sono nel flow yo" però non sei convincente ma devi fare finta di essere sveglia da un po' ma la tua voce quando sei appena sveglia è quella di un orco assassino sotto anestesia o qualcosa di simile non so bene, e ti sforzi di schiarirti la voce e dire "sisi" in modo squillante, ed è un devasto anche lì.
Poi? Dai troviamo altri disagi.
Quando uno ti chiede dov'è un posto nel tuo paese e tu sai che lo sai, lo sai eccome, ma non lo sai spiegare e ti senti una capra caprissima, cioè è tremendo, tenti di dirgli cose ma gli dici cose a caso e lo sai che quello appena girato l'angolo ti manderà al diavolo perchè gli hai detto una minchiata, ma non sai che cosa fare perchè hai dei limiti mentali e ok, andrebbero risolti, ma non ce la fai a farcela.
Quando non riesci a dire il titolo di una canzone ma la sai tutta e ti incazzi e non c'è niente da fare e soffri e soffri oppure il contrario tipo sai il titolo e poi sei lì che "aspetta lo so come fa io lo so fa tipo tun...tata.. nonono lo so, lo so" e soffri e soffri e niente, poi quando non ti serve più ovviamente te lo ricordi.
Era devastante anche quando tipo tu avevi una verifica e ti eri dimenticato il foglio protocollo e nessuno te lo prestava e tu crisi e dettavano gli esercizi e tu crisi e tutti della serie ti arrangi e tu dovevi iniziare a fare quella cazzo di verifica e boh, disagio. 
Una cosa che ti prendi un sacco male è quando ti finisce il plettro nella chitarra e tu noooo, e oh non ci riesci a tirarlo fuori e devi sballottolare la tua povera chitarra all'ingiù ma ci sono le corde e non passa mai non passa mai e vi giuro ci rimani troppo di merda.
Quando corri corri corri poi arrivi giusta e ti passa il treno davanti e tu dovevi prendere quel treno e nooo, oppure nooo, peggio quando vai alla fermata del pullman sempre in anticipo e lui arriva sempre in ritardo di almeno due minuti, poi un giorno dici vabeh, esco puntuale così non aspetto e arrivi giusta il pullman passa ovviamente prima e tu insulti su insulti però insulti il pullman non l'autista cioè è sempre così non so perchè, questa cosa me la sto chiedendo per la prima volta in questo momento: perchè? Cioè io me ne vado dicendo "treno di merda, pullman del cazzo" e gli autisti non gli accuso. Probabilmente perchè per me gli oggetti hanno le facce, ma questa è un'altra storia.
Comunque è un disagio anche guidare per me oh, non riesco ad andare dritta, imparerò eh ma è traumatico perchè io penso di andare dritta e invece non vado dritta però oggi ci ho pensato che quando cammino io vado sempre a zig zag e non mi accorgo e allora sarà così anche nella guida ma questo non va bene perchè se vado a zig zag io mi uccido io se va a zig zag la macchina io uccido la gente, cioè ce la faremo mai a farcela a sentirci più sani? Mai nella vita? Mai nella vita!
Ci sono troppi piccoli grandi disagi allettanti e simpatici e alquanto frequenti e stupidi che mi accompagnano ogni giorno verso il grande traguardo della pazzia totale che presto raggiungerò e intanto vi saluto è stato bello, molto carino, spero vi ritroviate in qualcuno di questi disagi e se no addio, cioè va bene, crogiolerò nel mio disagio da sola consapevole di tutto questo.

Non voglio rileggere quello che ho letto se no potrei avere ripensamenti sani e non pubblicare nulla, ma è giusto così cioè le cose migliori sono quelle inaspettate e questo post non l'ho di certo pensato ma so che lo volevo scrivere adesso e ta daaan, ora la vostra vita ha un senso! Anzi, ora non ce l'ha, figo, se vi ho destabilizzato sono un sacco pro. Diventerete unicorni nel momento in cui vi sentirete compresi e non traumatizzati da quello che ho scritto, ma dalla realtà che vi circonda.
Evviva i disagi!

giovedì 30 ottobre 2014

Amare alla follia i momenti.

Un giorno un ragazzo mi disse che secondo lui ciò che ricordiamo e amiamo di più nella vita sono i momenti.

Ci ho riflettuto, ci rifletto spesso, e forse aveva davvero ragione.
Ci sono dei momenti, per ognuno di noi diversi e unici, in cui anche inconsapevolmente noi stiamo amando la vita con ogni minuscola cellula del nostro corpo.
Sono quei momenti del "ne vale la pena", del "sto tremando", del "che bello", del "ascolta", delle domande o delle risposte, del silenzio o della verità.
Non sempre ti accorgi dei momenti che ti segneranno per tanto tempo, ma quando te ne accorgi la cosa migliore da fare è chiudere gli occhi per qualche secondo, mentre sei lì, e immortalare tutto ciò che ti sta attorno e tutte le sensazioni che stai provando: immortalare il mare, le stelle, il sorriso di una persona, la brezza leggera, un abbraccio che vale oro, una lacrima che scende, una stretta di mano, il mal di stomaco per le troppe risate che ti stai facendo, l'attimo di un "ti voglio bene", l'attimo di uno sguardo, l'attimo di una promessa, di una scusa, di un tramonto, di un'alba, di una telefonata sincera, di un prato immenso, di una canzone, di un arrivederci.

Sono quelle volte in cui torni con il cuore pieno e senti che c'è stato qualcosa di speciale, di diverso.
Sono i momenti che spesso ti fanno capire cosa resti a fare lì dove sei, perchè stai scappando, perchè vuoi cambiare le cose, perchè hai quella passione, perchè certe emozioni a parole non si sanno spiegare.

E' bella, questa storia dei momenti. Mi affascina il fatto che non siano i mesi, gli anni interi a rimanere impressi, ma quel gesto, quella parola, quello sguardo, quel comportamento, quella briciola di vita che può valere molto di più di mille altre cose vuote e di poco conto.

E' qualcosa che si apprezza e si capisce molto anche con la distanza.
Conosco persone che vorrei avere qui con me sempre, ogni giorno qui accanto, ogni giorno raggiungibili, vorrei potessimo essere ogni giorno pronti a passare del tempo insieme, a consolarci, a divertirci, ad essere noi stessi, vorrei poter correre da loro e abbracciarli quando mi pare.
Eppure tante delle persone più speciali e più importanti della mia vita sono lontane, e ogni volta me le vado a cercare perchè ogni volta so di avere bisogno di quelle persone, di quei sorrisi, di quelle facce, di quei momenti che volano, sempre, ma che non riesco mai a dare per scontati perchè so che poi, appena scivolati via, mi mancheranno da morire, e rimarranno speciali e irripetibili proprio per questo.

Un'emozione dura un istante eppure può rimanere dentro di te per sempre.
Questa cosa è disarmante.














giovedì 23 ottobre 2014

Effetti collaterali ma benefici del the dell'ora di isolarsi.

Alla fine di una stancante giornata universitaria immersa nella frenetica Milano, sorseggio un the caldo, che era caldo, ma i the vanno bevuti piano perchè ti devono essere d'aiuto e rigenerarti e allora queste ultime gocce sono un po' fredde, ma va bene lo stesso.
Mi è sempre piaciuta, questa cosa dell'autunno e dell'inverno quando tutto pian piano cade a terra e il mondo diventa sempre un po' più modesto perchè il freddo lo avvolge e ognuno si rifugia sempre di più nei suoi giacconi, nelle sue sciarpe ingombranti e tutto si perde un po' via.
La mia stagione preferita è l'estate, l'unica stagione in cui non vado in giro come una disperata in fin di vita alla ricerca di una stufa o di qualsiasi cosa che non mi faccia diventare un ghiacciolo, però devo ammettere che ogni stagione ha il suo fascino e il tornare a casa e bere il the in fissa davanti alla finestra dove davanti ai miei occhi c'è un grande spazio verde fatto di colline e di alberi che ora hanno le foglie dorate, beh, è una tradizione che non mi lascio mai scappare.

I the fanno del bene e ti isolano dalla realtà. Ovviamente devi bere il the in un certo modo, cioè, devi essere in sintonia con lui e lasciarti trasportare dalle sue storie, se no non ci capiamo, cioè allora non berlo perchè non rispetti chi sta cercando di farti viaggiare con la testa (il the, appunto).

Volete i miei viaggi? I viaggi solitamente non si possono scrivere, non si possono scrivere con una logica diciamo, ma vi posso regalare uno stream of consciousness alla Joyce su quello che mi sta passando per la testa in questo momento: sto pensando alle foglie che si muovono troppo velocemente e sembra che si raccontino barzellette però se ridono di quelle che cadono sono un po' cattive, ho le mani fredde ma è troppo presto per mettere i guanti però le mie babbucce rosse sono molto fighe e ogni volta che la gente mi chiede delle indicazioni per strada non sono mai capace di spiegare e lì mi rendo conto di quanto sia imbecille e oggi un tipo straniero parlava un italiano assurdo e mi sorrideva ed era esilarante io ce l'avevo con l'universo così per la luna storta capitata nella mia persona e però lui ha raddrizzato la luna e io fiera della gente che si prende poco sul serio e ti fa cambiare umore e poi la vita è strana e fra un po' sarà sempre più buio e il buio nasconde gli unicorni però gli unicorni delle tenebre possono agire e sono un po' pericolosi e le stelle sono belle, molto belle e vorrei che la gente si fermasse un po' di più a guardare il cielo e ad ascoltare i musicisti per strada voglio dire non perchè io suono ma dico in generale perchè non vi fermate mai magari vi migliora la giornata e invece no sempre di corsa sempre incazzati e, mi manco, delle volte mi manco da sola in modi di fare che avevo e che non ho più  o che non ho mai avuto ma vorrei avere ma poi dico beh pace sono fatta così vivo nel disagio e il disagio mi sta sempre accanto e va bene, prenderò una chitarra e arpeggerò qualcosa fingendo di essere ispirata e magari lo sono anche ma no, non lo sono e allora suonerò e basta e per quanto possano provare a farmi crescere ed essere una persona normale io vivo in altre galassie e non so stare nel mondo con una vita da persona con la testa sulle spalle se è sulle nuvole è sulle nuvole e in più non dovete urlare mentre bevo un caffè è un momento mistico e la gente urla cose non si fa e questo paesaggio è veramente poetico e non inizierò mai a studiare per l'università non inizierò mai e pensate se tutti si dicessero quello che si vogliono dire in questo preciso istante che esplosione di emozioni ci sarebbe, una cosa devastante cioè gente che si ama gente che si odia gente che si dice la verità gente che urla di gioia gente che va a cercarsi in capo al mondo tutti impazziti ma forse è autunno e le cose si dicono piano, con calma, si tingono dei colori un po' vissuti delle foglie e la forza di rischiare non c'è quasi mai e allora resti appeso a quell'albero e forse ha più coraggio chi si butta subito anche se si fa del male però aspettare l'ultimo momento è sempre poetico e tutti questi viaggi sono dovuti al fatto che a un anno pensavo che il mio albero di Natale della sala parlasse e invece non parlava ma se poi faccio paragoni con foglie che ridono e parlano evidentemente questa cosa non mi va giù e mio fratello che è appena entrato in camera ha interrotto questo viaggio ma vi informo che ha un orologio figo.

Il fatto è che il the non ti fa pensare a cose per cui serve un cervello fatto di neuroni, cioè i neuroni sono anestetizzati, si calmano e tu puoi pensare senza pensare consapevolmente.
In questa giornata di autunno è tutto strano e tutto fluttuante e tutto stanco, e io, come sempre, non connetto.

Gli unicorni lo berranno il the? O sono creature fluttuanti già di loro? O forse gli unicornisciolti vivono nel the?

Vi lascio con queste domande spiazzanti e mi raccomando al the e ai suoi contorti messaggi da assaporare per cogliere la stranezza del mondo.

mercoledì 22 ottobre 2014

Il vento è un bel tipo.

Volevo scrivere delle cose sul vento.
Però non le so scrivere.
Ma questo è un blog apposta per scrivere cose che non si sanno scrivere.
Cioè, il vento è un bel tipo.
Ci sono i momenti in cui non lo sopporti e i momenti in cui lo ami, i momenti in cui dici "minchiazzio non starmi addosso" e i momenti in cui è poesia o polvere magica di unicorno che ti viene a trovare, che poi più o meno sono la stessa cosa (ma questa è un'altra storia).

Il vento quando fa il burlone e ti ficca la terra negli occhi è bastardo (cioè allora sei mejo te).

Il vento che è così forte che ti spinge all'indietro fa ridere: oggi mi è successo e dai, era divertente perché ti senti incapace e lui si atteggia e ti fa vedere che fa un po' quello che vuole e tu sei tipo "si ok ma levati" e a lui non gliene frega niente, però ti fa ridere comunque.

Il vento che ti scompiglia i capelli e ti fa dimenticare tutto il resto è figo: il vento che ti svuota la testa, quello delle giornate piene di casini che però ti si presenta e ti spazza via tutti i problemi sempre perché si sente uno zio e allora ti guarda e un po' come l'Orso Balù che dice "ti bastan poche briciole, lo stretto indispensabile, e i tuoi malanni puoi dimenticar!", l'amico Vento ti canta qualcosa di simile ma non sulle briciole adesso non la so, dovete chiederlo a lui, ma comunque ti fa rimuovere tutte le cose pesanti almeno per un secondo e ti fa sentire più easy.

Poi c'è il vento saggio, quello che porta con sè delle storie.  Te le ricorda accarezzandoti, o te le sussurra in un orecchio come se fossero una melodia lontana. Ricordi, emozioni, profumi, voci di persone che ti mancano, ti ricorda altri autunni e altre foglie già cadute, altre giornate che hai vissuto o che avresti voluto vivere. Il vento saggio non è sempre simpa, è anche strappalacrime ragazzi ve l'ho detto che è un bel tipo.

Ma il vento è anche aria nuova, l'aria fresca di quella giornata in cui ti serve la spinta per
ricominciare, o per sentirti un po' più viva. Ti arriva addosso come un bambino che inciampa per sbaglio, ti fa un bel sorrisone e ti chiede di correre con lui, e tu non sai dirgli di no e allora sorridi anche tu un po' a quel bambino un po' alla vita e un po' a tutti perché sai che ogni tanto è così che hai bisogno di essere e vai, te ne vai con quest'aria spaesata e felice di chi si catapulta in una nuova avventura.

Il vento andrebbe ascoltato ogni tanto, perché sa sempre quando romperti le palle, quando farti riflettere, quando darti una svegliata, quando farti innamorare e quando prenderti per mano.

"The answer my friend, is blowin' in the wind, the answer is blowin' in the wind."




martedì 21 ottobre 2014

Chiamasi modalità bolla

Sono in "modalità bolla", e adesso ve la spiego.
C'è un video di me a 5 anni che corro per la casa urlando "MAMMA, MAMMA, GUARDA CHE BELLE LE BOLLE!" ed ecco che ora tutto si spiega, ero predestinata a viverci dentro, diciamocelo.
Insomma, ci sono quelle sere in cui torni a casa, stanca, di buono o di pessimo umore o di umore indefinito che è forse il più frequente e praticamente c'è un momento in cui inconsapevolmente o con un filo di volontà non ben identificata stacchi la spina dalla realtà. 
Entri in camera e, la tua camera non è una camera, cioè: è un posto a parte dove tu te ne puoi stare lì da sola a vagare con la testa.
Accendi il computer, ti piazzi su youtube e parti con i viaggi mentali senza una logica e senza forse neanche accorgerti del fatto che tu stia cliccando su qualcosa o passando del tempo in questo modo.
Chiamasi BOLLA FLUTTUANTE. 
Non vi succede mai?
Quell'istante, quel minuti o quelle ore in cui siete in un universo parallelo? 

Se metti su una canzone in quella canzone ci sei completamente immerso nelle sere in cui entri in una bolla, non so come spiegarvelo, ma so che chi è mezzo psyco tipo me mi capisce.
Cioè, tu sei parte di una canzone, sei tipo le note di uno spartito che di punto in bianco prendono e se ne vanno in giro per tanti spartiti e non sanno più dove sono, ogni tanto si soffermano in una melodia e contemporaneamente ne diventano parte, poi si disorientano e cambiano direzione. 
Funziona così. Entra qualcuno in camera e ti chiede qualcosa, tu rispondi, non ti ricordi di aver risposto e non sai nemmeno qual è stata la domanda, perchè parli ma senti e percepisci tutto offuscato e fluttuante perchè, l'abbiamo detto già, ondeggi in una bolla.
Sembro fatta raga, bella storia. 

Tra l'altro certe cose che vivo nella bolla mi sembrano molto più forti di altre.
Cioè, le bolle ingannano o dicono la verità? Perchè magari una magari l'altra o magari entrambe signori cari. Prendiamo le cose banali e mettiamole nella mia bolla di unicorni e di musica. Succede che una cosa easy, un ricordo di un momento easy o di parole easy diventa qualcosa di profondo, di bello o di pesante o di tremendamente complicato. E magari hanno ragione le bolle, o meglio, le bolle non hanno ragione, ma la sanno lunga, molto più lunga e molto più difficile e ti mandano in posti completamente sbagliati o completamente perfetti, ma ti fanno capire, forse, che la vita non è solo routine e non è solo parole e non è solo azioni. Ma c'è molto altro, la maggior parte delle cose sono indescrivibili e intricate e indecifrabili, sono sentimenti nei sentimenti o sentimenti finti o emozioni pseudovere o cose inventate, però è qualcosa di unico per ogni persona. Quindi so che qualcuno si avvicina al mio mondo malato ma il suo sarà sicuramente diverso, perchè tu hai una realtà, e la bolla te la storpia e te la plasma come vuole lei. Ma è tua la realtà, è tua la vita, è tuo il cuore ed è diverso dal mio e da quello di tutti gli altri. Le bolle hanno il vostro nome zii!

COMUNQUE. Il fatto è che a un certo punto la bolla scoppia e tu sei tipo: no, minchia, ho una vita sociale, vado all'università e domani sveglia ore 5.51, ho degli impegni e delle cose normali da fare, e no, non ce la posso fare a farcela. Però sai che te ne potrai creare un'altra di bolla, quando e come vorrai. Ad esempio, domani in treno nel disagio. Sicuramente mi servirà una bolla triplo strato per non insultare nessuno e per vedere unicorni al posto della gente disagiata che parla di cose noiose. 
Sto uscendo dalla bolla nostalgica di stasera, pacchi veri, la modalità mode off è così rilassante.
Ora che sono uscita dalla bolla mi sono accorta di questo poema, visto, uno non sa nemmeno se sta scrivendo mentre è imbollato, o bollizzato, non so decidete voi, qui si inventano anche termini nuovi ovviamente. Poveri voi che siete arrivati a leggere fino a qui.

A presto piccoli aspiranti unicorni.

lunedì 20 ottobre 2014

E' con un grande applauso che accogliamo Manuela Disagio Bianchi.

Ok. Vi starete chiedendo cosa ci faccio qui, su un blog, e perchè e cosa mi salta in mente eccetera.
Questo per tutti quelli che mi conoscono, per tutti gli altri piacere, sono una un po' matta, un po' stordita, un po' da ricoverare, un po'strana e un po' disagiata.
Ho deciso di aprire questo bolg perchè delle volte ho bisogno di dare sfogo ai miei disagi da qualche parte, in un posto dove posso dilungarmi su cose assolutamente prive di senso, o su cose che interessano solo a me, o su cose che ho bisogno di trasformare in parole e regalare a chi avrà voglia di leggerle.
Non sono una scrittrice, né una poetessa, né una che vuole fare successo scrivendo cose della vita e del mondo e nemmeno una ragazza a posto. 
Mi piaceva l'idea di aprire un blog dove posso comportarmi come voglio. 
Dove posso raccontarvi episodi, emozioni della mia vita nel modo più strappalacrime possibile, oppure spiegarvi perchè sia così fissata con gli unicorni, o con gli ermellini fucsia, o tirarvi scemi con dei viaggi mentali che nemmeno io so come saltano fuori.
So che della gente non sopporta i miei sfasi su facebook (ah non per questo smetterò ci mancherebbe) ma so che c'è chi leggendo qualche mia stupidaggine si alleggerisce la giornata. E allora, per entrambe le ragioni, voglio, in questo modo, lasciarvi un piccolo grande spazio aperto sul mio mondo, il mio strano modo di ragionare, la mia visione fluttuante della vita e quant'altro.
Il titolo del blog al momento è "Never too late to become a unicorn": oh, ragazzi, è vero ed è quello che vorrei farvi capire attraverso le mie parole, a caso, giuro che non ho idee su quello che avrò da scrivervi, o da scrivermi, ma so che ci saranno dei momenti in cui ne avrò bisogno e in quei momenti spero che riusciate a capire che a 19 anni, così come a 40, così come a 3, si può sempre avere qualcosa di assurdo, qualcosa che ci renda unici e non noiosi, qualcosa che ci faccia sentire fuori dal normale, deficienti, meravigliati, fragili o forti e vaganti come gli unicorni che se la ballano tra un arcobaleno e l'altro. Non è mai troppo tardi per sentirsi un po' psicopatici come me, e se ne avrete bisogno, io sarò qui. Non so per quanto, e non so in che modo e con che frasi, ma sarò qui, va bene?
A dirvi quello che mi va, senza una logica e senza limitarmi ad essere una persona seria che scrive cose serie, né una persona cretina che scrive cose cretine, ma tutte e due: staccate, contemporaneamente, persona seria ma con degli unicorni intorno, o persona cretina con cose serie intorno, o unicorno con persone serie e cretine intorno.
A PRESTO AMICI, NEMICI, UNICORNI E GENTE SCONOSCIUTA!
Il disagio è ovunque e non gli permetterò di lasciarvi soli.