Sai cosa, è che è l'equilibrio che ti frega. L'equilibrio.
Quello nel mondo, quello dentro di te, quello tra le persone, quello coi tuoi sentimenti, quello con il tuo carattere.
Niente; tu ti ci metti, ti impegni, respiri aria pulita, ti concentri sulle cose positive, ma basta un nulla e bam, giù a terra, con i graffi sulle mani. Ti sforzi di essere paziente, gentile, poi succede una cosa, magari impercettibile, che non lo sai come mai ma la odi, la odi così tanto e vorresti prendere a calci tutti. Che un altro ti scoppierebbe a ridere in faccia, che smettila, questa è bell'e che buona, che dai, è una cosa da niente, eppure tu la odi. Non è semplice, mantenere un equilibrio. E le persone, tra loro, fanno ancora più fatica. E questo oh, ti aggroviglia lo stomaco.
Pensa te, tu sei qui che, che ne so, ascolti la musica e pensi a quello che hai perso, e ti disperi, e dall'altra parte c'è chi va avanti, che ciao, il futuro è bello, e se la ride, o magari ora dorme mentre tu non chiudi occhio, o magari tu ci pensi le ore e quella persona una manciata di secondi. Dico, succede. Ed è insopportabile, perchè lì ti strappi i capelli. E gli altri ridono. Alla grande. Ridono tutti.
E un giorno dici hei, massì, ora cambio strada, ci metto un punto e sai, oggi è una bella giornata di quelle che lo urlerei al mondo, che ho solo voglia di ricominciare. E intanto l'altro o l'altra è lì, nel casino della sua testa, che stavolta aspetta, ci sta pensando, che no, vuole tornare indietro, che ha fatto una cazzata e lo vorrebbe urlare al mondo, che vuole tornare indietro, che forse non fa più così ridere, la faccenda.
E va a finire che le cose ce le si urla in testa, da soli: che si ricomincia, che si torna indietro, che si ama ancora, che non te ne frega un cazzo, che dopotutto puoi farne a meno, che ci pensi giornoenotte. Ma mai, mai una volta che si sia d'accordo, mai una volta sulla stessa lunghezza d'onda. E lì nascono i casini. Che uno lotta con sè stesso, e con l'umanità, e con il mondo, per trovare quel maledetto equilibrio, che in fondo chissenefrega, del resto. E invece no. Perchè non ci riesci. Perchè c'è qualcuno, qualcosa da aspettare.
E Dio solo sa come vorresti che per qualche secondo ci si sentisse così, entrambi, o tutti, tutti quelli in questione, che voglio dire, così ci sarebbe poco da riequilibrare, poco da chiarire quando le parole neanche ti escono dalla testa, perchè andrebbe bene così; perchè entrambi, o tutti quelli in questione, saprebbero tutto, tutto quel che significa. E cosa c'è da mettersi d'accordo? Cosa c'è da chiarire?
Sarebbe bello avere la certezza che vada così, ogni tanto. Che ci sia un filo, da qualche parte, nell'Universo, dove non si cade mai. O se proprio deve succedere, dove non si cade mai da soli, e non si cade mai lontani.
Che ci teniamo su a vicenda con uno sguardo e non c'è niente da dire, nient'altro da aggiungere, davvero, niente di cui preoccuparsi.
Che, diamine, se c'è da cadere cadiamo insieme, senza che uno si faccia il triplo del male dell'altro, che non è giusto, per niente.
Che, oh, minchia, dividiamolo a metà questo male, che un po' di compagnia nel casino ci vuole.
E invece cretini, cretini e cocciuti e umani, a fare i funamboli fenomeni e dopo ognuno cade a modo suo, e quando decide che basta è finita stop io mi lancio mica te lo dice, che ha bisogno di te, per rialzarsi, che magari te il filo l'hai già attraversato e hai preso il lato più semplice, che lì da te non piove, che lì non tira un vento bastardo da non capire più nulla.
E perchè solo a me? Perchè solo a te? Perchè c'è da domandarsi tutto, in questa vita, su questo filo dove si rischia a giorni alterni?
Merda, ma dimmelo, diciamocelo un giorno, un'ora, un giorno che ce la sentiamo, un'ora che non fa paura, che almeno rischiamo insieme. Che almeno troviamo un equilibrio precario, ma bello, bello forte, prima di farci fregare di nuovo e doverci rispiegare la vita dall'inizio, prima di dover imparare a fidarci di nuovo.
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