E niente, siam qui.
Giuro che mi ha sempre fatto paura, come età.
20.
Numero tondo, che pesa, che ti cade addosso: bum.
Ti dice "Ciao, è il caso che tu combini qualcosa nella vita se non ti era ancora chiaro, ciao."
E tu sei tipo "Ok, e fino ad ora precisamente cosa ho fatto? Ok, e adesso da che parte vado? Ok, e cosa sono diventata, in vent'anni? Ok, e cosa devo combinare, cosa voglio combinare nella vita?"
E la risposta è solo un grande e stupidissimo e comprensibilissimo e inutilissimo NON LO SO.
Vent'anni è tutto e niente, è quell'età in cui ti dovresti sentire già un po' responsabile, già un po' cresciuto, già un po' autonomo, ma è anche quell'età in cui hai paura, e c'è un bel vuoto davanti, e tu ormai non è che puoi aspettare a buttarti capito, hai vent'anni, ti hanno già buttato da qualche parte, o ti ci sei ficcato tu e, in qualche modo, adesso tocca a te.
Che poi non cambia niente, si, ma mi fa pensare.
Sembra come se da adesso inizi davvero la mia vita, quella delle mie scelte e dei miei sbagli, quelli in cui le occasioni sono ADESSO o mai più, quella in cui o stai sul pezzo o vai completamente fuori strada, o magari sei già fuori strada, o magari non lo sai, e sei instabile, ma non lo dai a vedere, perchè hai vent'anni, e a vent'anni si sa cosa si vuole, per il mondo.
Ce li hai i progetti, no? Ce l'hai una cartina di dove vuoi andare nella vita, vero? E lo sai che adesso il filo si stacca, e in qualche modo ti arrangi, vero? E sono affari tuoi se poi la tua vita non ti veste bene addosso, sono affari tuoi se sbagli piano di studi, sono affari tuoi se poi non trovi lavoro, se poi sei deluso, se poi vorresti tornare indietro, se poi le cose le fai a caso, se poi "cavolo, potevo pensarci prima", se poi sei fuori posto.
E a vent'anni si dice che ti senti padrone del mondo, sai, ci sei tu, è "il tuo momento": davvero?
Io mi sento ancora una bambina, dopotutto, e se ci penso si, è vero, sono cresciuta, ma non abbastanza, mai abbastanza.
E questa cosa dell'età che ha il suo aspetto, dell'età che fa la sua scena, dell'età che "urca, già 20", dell'età che "ormai sei grande", dell'età che "io a 20 anni già lavoravo", dell'età che "i 20 anni goditeli, che non tornano e adesso non lo sai, ma sono così belli!", oh, non so davvero come prenderla.
Forse nell'adolescenza aspetti, è vero, e non dovresti, delle volte, ma che ci vuoi fare, devi prima finire il liceo, devi prima diventare maggiorenne, devi prima essere grande, così poi ti puoi costruire un futuro, finalmente. Che poi lo saprai, il futuro che vuoi.
E invece è qui, a vent'anni, che ti accorgi che non sai quello che vuoi, o che lo sai per metà, ma che la vita è un casino, e te ne dà un sacco di batoste e tu non le prendi tutte bene, oppure ti scopri forte, più forte di quell'adolescente nascosto sotto il cuscino e dici ok, ma non ho niente da perdere e allora ci provo, ma ci provo al 99% o al 110? Eh non lo so, perchè magari è meglio lasciare un 1% per la mia reputazione, la mia consapevolezza che "non è il caso", il mio bisogno di farmi vedere sicuro, oppure è meglio dare tutto, e poi mandare a quel paese questa sensazione di non potersi sbilanciare poi tanto, che in fondo, se devo fare altre cazzate è giusto farle ora, che ho la forza, che conto su di me, che mi conosco, e mi rialzo, nel caso... ma mi conosco davvero? E mi rialzo davvero?
Se lasci andare le cose a vent'anni poi è un casino.
Se lasci perdere le cose a vent'anni poi è un casino.
Se ti lasci cambiare dalla gente a vent'anni poi è un casino.
Se lasci fare agli altri a vent'anni poi è un casino.
Questo 20 è un disagio, me lo sento, ce l'ho dietro da poche ore, ma ormai l'ho già capito.
E' un disagio perchè a vent'anni hai voglia di far vedere chi sei, e se non ci riesci ti mangi lo stomaco, e poi a vent'anni hai solo voglia di averne ancora 15, delle volte, perchè ti senti forse ancora più stupido, e non ti volevi staccare dall'adolescenza, non volevi essere bannato dai TEEN, ahimè, o forse un pochino si, perchè a questo punto una bella spinta fuori dal rifugio ti è stata data, e sei un po' da solo, e c'è l'universo, là fuori, ed è un po' una sfida, ma chissenefrega, e ti andrà di essere lunatico, di fare delle cose che non stanno né in cielo né in terra, e di comportarti come se di anni ne avessi 4, 16, 30 quando devi fare il figo, 17 quando ti senti rebel, 60 quando ti senti vecchio, e poi di nuovo 4, perchè non è che ti vada così tanto di crescere.
Non ne sai niente a vent'anni, non ne sai niente e hai tutto da inventare, e vuoi solo che qualcuno condivida quel niente e quel tutto con te, e che ti sopporti e che ti stia accanto senza farti domande, solo correndo con te e capendoti poco alla volta, con i tuoi casini e le tue stranezze.
Di cosa vuoi che ti parli, che ho poco più di vent'anni?
Se alle crisi mondiali
preferisco i tuoi sguardi?
domenica 18 gennaio 2015
mercoledì 14 gennaio 2015
Cogli l'attimo, cogli la rosa quando è il momento!
«Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza, in profondità, succhiando tutto il midollo della vita, [...] per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.»
Tornata stravolta da una giornata pesante e movimentata, mi sono messa a guardare l'Attimo Fuggente e mi è tornata una voglia di vivere pazzesca, e ce l'ho proprio ora, anche con le palpebre pesanti, il pigiama e una sveglia da puntare.
Ma una voglia di vivere per come sono, per quella che sono sempre stata e per quella che sto diventando. Vivere crescendo e cambiando senza aver paura di cambiare, e di essere me stessa, di andare in profondità, di non farmi passare davanti le mie occasioni, i miei sogni, i miei affetti, le mie passioni, la mia tenacia, la mia spontaneità.
A me questa storia dell'andare in profondità è sempre interessata.
Il professor Keating lo diceva: sono la bellezza, la poesia, l'amore le cose che ci tengono in vita.
E io sono la prima della categoria di quelli che non rispondono "Stronzate.", ma che invece rimangono lì, imbambolati, a condividere quella verità. Una verità che trovi solo guardando a fondo, sentendo.
Ho 19 anni, e chissà quante batoste dovrò ancora sopportare e quanti dispiaceri, quanti dubbi, quante cadute. Ma io voglio combinare qualcosa sul serio in questa vita, e qualcosa che mi rappresenti, e qualcosa che mi renda diversa perchè quella strada l'ho scelta io e nessun altro, io e per me stessa, perchè è il posto che mi appartiene, perchè mi gira così, perchè so fin dove mi posso spingere oltre, e so che non devo stare affacciata al vetro a fantasticare e basta, so che devo prendere le redini della situazione e dire "Ok, con cosa mi metto in gioco? Cosa voglio combinare? Con chi voglio parlare? Oggi per chi voglio esserci?" e NON lasciare che le cose prendano il loro corso, ma FAR SI che le cose prendano il loro corso. Il loro corso per me, secondo la mia visione delle cose, una visione un po' fuori dal comune, un po' stupida e un po' matta, un po' semplice e un po' troppo intricata, un po' bella e un po' malinconica e un po' unica, soprattutto unica, come quella di tutti, e diversa da quella di tutti.Voglio essere io protagonista, io davanti, con una paura matta, ma davanti, in bella vista, a fare i miei passi, a fare le mie cazzate, a urlare le cose più insensate e sincere del secolo, a sbagliare, a scusarmi, a correre, a respirare per prima l'aria di chi esce dal suo rifugio, esce dal suo nascondiglio e urla "TOPPA LIBERA PER ME!" e va a lasciare la sua impronta nel mondo, va a scrivere il suo verso del potente spettacolo che continua, ne prende parte, salta in piedi su un banco, cambia prospettiva, come quei ragazzi, e non si accontenta di quel briciolo di personalità che basta per sopravvivere, ma ne tira fuori tanta quanto basta per esistere, per cogliere l'attimo, per cogliere la rosa quando è lì e sai che lì non la puoi lasciare, perché è tua, con quei petali e quelle spine.
Tornata stravolta da una giornata pesante e movimentata, mi sono messa a guardare l'Attimo Fuggente e mi è tornata una voglia di vivere pazzesca, e ce l'ho proprio ora, anche con le palpebre pesanti, il pigiama e una sveglia da puntare.
Ma una voglia di vivere per come sono, per quella che sono sempre stata e per quella che sto diventando. Vivere crescendo e cambiando senza aver paura di cambiare, e di essere me stessa, di andare in profondità, di non farmi passare davanti le mie occasioni, i miei sogni, i miei affetti, le mie passioni, la mia tenacia, la mia spontaneità.
A me questa storia dell'andare in profondità è sempre interessata.
Il professor Keating lo diceva: sono la bellezza, la poesia, l'amore le cose che ci tengono in vita.
E io sono la prima della categoria di quelli che non rispondono "Stronzate.", ma che invece rimangono lì, imbambolati, a condividere quella verità. Una verità che trovi solo guardando a fondo, sentendo.
Ho 19 anni, e chissà quante batoste dovrò ancora sopportare e quanti dispiaceri, quanti dubbi, quante cadute. Ma io voglio combinare qualcosa sul serio in questa vita, e qualcosa che mi rappresenti, e qualcosa che mi renda diversa perchè quella strada l'ho scelta io e nessun altro, io e per me stessa, perchè è il posto che mi appartiene, perchè mi gira così, perchè so fin dove mi posso spingere oltre, e so che non devo stare affacciata al vetro a fantasticare e basta, so che devo prendere le redini della situazione e dire "Ok, con cosa mi metto in gioco? Cosa voglio combinare? Con chi voglio parlare? Oggi per chi voglio esserci?" e NON lasciare che le cose prendano il loro corso, ma FAR SI che le cose prendano il loro corso. Il loro corso per me, secondo la mia visione delle cose, una visione un po' fuori dal comune, un po' stupida e un po' matta, un po' semplice e un po' troppo intricata, un po' bella e un po' malinconica e un po' unica, soprattutto unica, come quella di tutti, e diversa da quella di tutti.Voglio essere io protagonista, io davanti, con una paura matta, ma davanti, in bella vista, a fare i miei passi, a fare le mie cazzate, a urlare le cose più insensate e sincere del secolo, a sbagliare, a scusarmi, a correre, a respirare per prima l'aria di chi esce dal suo rifugio, esce dal suo nascondiglio e urla "TOPPA LIBERA PER ME!" e va a lasciare la sua impronta nel mondo, va a scrivere il suo verso del potente spettacolo che continua, ne prende parte, salta in piedi su un banco, cambia prospettiva, come quei ragazzi, e non si accontenta di quel briciolo di personalità che basta per sopravvivere, ma ne tira fuori tanta quanto basta per esistere, per cogliere l'attimo, per cogliere la rosa quando è lì e sai che lì non la puoi lasciare, perché è tua, con quei petali e quelle spine.
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