venerdì 21 novembre 2014

I love him from the skin to my bones!

20 Novembre 2014, Alcatraz, Milano, Ed Sheeran in concerto.
Sono appena tornata, sono sotto le coperte e ho il cuore che sta per esplodere, anzi, che si è già riempito più volte ed è esploso di continuo durante tutte le canzoni, ma continua a rimanere lì, pesante, pieno di emozioni fresche, che non si svuota più.

E' stato qualcosa di immenso. 
Incredibile.
Spettacolare.
Meraviglioso.
Altri milioni di aggettivi.

Lui sale sul palco, bello tranquillo, con la sua chitarrina, la pedaliera per il loop, un microfono per registrare voci, cori, basi e l'altro per cantare, contemporaneamente, e basta: gli basta questo per sgretolarti in mille pezzettini. Per mandarti in tilt. Per scioglierti. Per farti entrare nel suo mondo al 200%.
Ho sempre apprezzato questo suo modo di fare. La semplicità con cui sa creare cose pazzesche.
Nessuna grande scenografia, nessun corpo di ballo, nessuna maniera artificiale di fare spettacolo.
Lui è spettacolo, direttamente. Ci mette l'anima e riempie un palco, da solo, e allo stesso tempo riempie il cuore di migliaia di persone, così.

Ed Sheeran è un cantante a cui sono tanto, tanto legata.
C'era quando ti sfogavi con le tue amiche di notte biascicando "Give me Love"e improvvisando coreografie oscene in pigiama, c'è per le passeggiate rilassanti, c'è per farti passare il mal di testa dopo una giornata insopportabile, c'è in macchina quando canti a squarciagola con la tua migliore amica e ti senti a tuo agio anche se tiri delle stecche allucinanti apposta perchè è divertente, c'è quando sei in camera tua con la chitarra e le sue canzoni sono quelle giuste da suonare, c'è quando alzi le braccia al cielo con l'ipod e guardi le stelle e tutto ha un sapore diverso, c'è quando ti vuoi isolare, c'è nelle notti passate ad ascoltarlo a basso volume, con una lucina accesa e una coperta, e magari l'abbraccio di una persona a cui vuoi bene, c'è nelle giornate grige e in quelle dove ricominci a respirare aria nuova. C'è stato, in questi anni, e c'è sempre. 

Ed Sheeran coinvolge. 
Lui inizia una canzone, e ti porta con lui, e tu non sei capace di starne fuori.
E poche ore fa è stato così. 
I concerti sono belli quando ti accorgi che non devi pensare a quando alzare le mani, a quando applaudire, a quando urlare una canzone, a quando ballare, a quando chiudere gli occhi, a quando ascoltare davvero: lo fai e basta, è una cosa spontanea, così spontanea che non distingui ciò che fai da ciò a cui assisti.
E' un blocco unico.
Tu sei parte di qualcosa, non sei spettatore, sei parte di quel concerto, di quella frase di quel brano che ti piace da star male, sei parte di quelle luci e di quegli occhi innamorati della gente, e sei parte di ciò che chi canta ti sta trasmettendo, perchè con ogni pubblico diverso le sfumature delle esibizioni cambiano e un concerto è irripetibile proprio per questo, e per questo la musica affascina.
La musica live è così, mentre l'ascolti già sta scappando via, ti scivola dalle dita mentre tu la stai tenendo stretta, ma la lasci correre perchè è come se corressi anche tu, con il cuore che batte a mille e i pensieri alla rinfusa. Ed è bello perchè tutto è più veloce e tutto è fermo, nello stesso tempo: tutto vola via e tutto torna indietro, ricordi, frammenti di vita che si incrociano con ciò che stai vivendo nel presente e si passano il testimone, senza sapere dove andare, ma va bene così, perchè ai concerti c'è casino fuori e dentro la gente, ma nonostante tutto ci si capisce, e si viaggia insieme, ci si lascia trasportare e poi si esce da quel mondo frastornati, ipnotizzati dalla bellezza, e pieni, e felici.

Se un artista ti lascia sulle labbra il sorriso da "sento di esistere" allora sa davvero fare bene il suo lavoro. 

Non riesco a descriverlo, il concerto. Certe cose non si possono dire a parole, ci si può girare intorno con le emozioni e con i ricordi, ma le cose difficili da raccontare sono anche le più forti.
E un concerto, mentre prende forma, aspira sempre a diventare indescrivibile e indimenticabile.

GRAZIE EDWARD CHRISTOPHER SHEERAN

Il cuore era ovunque, ma io ero esattamente dove volevo stare. 

lunedì 3 novembre 2014

Piccoli grandi disagi destabilizzanti.

Quanto è devastante quando tu ti fai la doccia e scambi il bagnoschiuma con lo shampoo? Oppure ti lavi i capelli e poi non ti ricordi più e te li rilavi ancora e fai fuori metà sapone in una giornata perchè non ti ricordi quello che fai?
Che brutto è non ricordarsi quello che fai? E' un sacco destabilizzante.
Tu fai una cosa e poi non ti ricordi più se devi ancora farla oppure no.
Oppure tu vai da qualche parte per fare una cosa, cercare una cosa, prendere una cosa e... non ti ricordi più perchè sei lì! Quello è ancora peggio, cioè ci sono quei due secondi di vuoto in cui galleggi nell'ossigeno senza meta e senza un senso e senza niente, cioè tu non sei niente, sei davanti a un vuoto gigantesco, uuuuh come quando dormi e ti sembra di cadere dal letto e invece non stai cadendo ma salti nel sonno CHE TRAUMA, dai, è una cosa assurda.
Oppure, che disagio è, quando senti che suona il telefono mentre stavi dormendo, e devi correre per non perdere la chiamata, e tu non vuoi e non sei psicologicamente mentalmente fisicamente umanamente capace di alzarti né tanto meno di correre ma sai che devi farlo e poi rispondi e magari è, che ne so, tua mamma che ti dice se hai fatto quello che dovevi fare e tu sei tipo "si un botto sono nel flow yo" però non sei convincente ma devi fare finta di essere sveglia da un po' ma la tua voce quando sei appena sveglia è quella di un orco assassino sotto anestesia o qualcosa di simile non so bene, e ti sforzi di schiarirti la voce e dire "sisi" in modo squillante, ed è un devasto anche lì.
Poi? Dai troviamo altri disagi.
Quando uno ti chiede dov'è un posto nel tuo paese e tu sai che lo sai, lo sai eccome, ma non lo sai spiegare e ti senti una capra caprissima, cioè è tremendo, tenti di dirgli cose ma gli dici cose a caso e lo sai che quello appena girato l'angolo ti manderà al diavolo perchè gli hai detto una minchiata, ma non sai che cosa fare perchè hai dei limiti mentali e ok, andrebbero risolti, ma non ce la fai a farcela.
Quando non riesci a dire il titolo di una canzone ma la sai tutta e ti incazzi e non c'è niente da fare e soffri e soffri oppure il contrario tipo sai il titolo e poi sei lì che "aspetta lo so come fa io lo so fa tipo tun...tata.. nonono lo so, lo so" e soffri e soffri e niente, poi quando non ti serve più ovviamente te lo ricordi.
Era devastante anche quando tipo tu avevi una verifica e ti eri dimenticato il foglio protocollo e nessuno te lo prestava e tu crisi e dettavano gli esercizi e tu crisi e tutti della serie ti arrangi e tu dovevi iniziare a fare quella cazzo di verifica e boh, disagio. 
Una cosa che ti prendi un sacco male è quando ti finisce il plettro nella chitarra e tu noooo, e oh non ci riesci a tirarlo fuori e devi sballottolare la tua povera chitarra all'ingiù ma ci sono le corde e non passa mai non passa mai e vi giuro ci rimani troppo di merda.
Quando corri corri corri poi arrivi giusta e ti passa il treno davanti e tu dovevi prendere quel treno e nooo, oppure nooo, peggio quando vai alla fermata del pullman sempre in anticipo e lui arriva sempre in ritardo di almeno due minuti, poi un giorno dici vabeh, esco puntuale così non aspetto e arrivi giusta il pullman passa ovviamente prima e tu insulti su insulti però insulti il pullman non l'autista cioè è sempre così non so perchè, questa cosa me la sto chiedendo per la prima volta in questo momento: perchè? Cioè io me ne vado dicendo "treno di merda, pullman del cazzo" e gli autisti non gli accuso. Probabilmente perchè per me gli oggetti hanno le facce, ma questa è un'altra storia.
Comunque è un disagio anche guidare per me oh, non riesco ad andare dritta, imparerò eh ma è traumatico perchè io penso di andare dritta e invece non vado dritta però oggi ci ho pensato che quando cammino io vado sempre a zig zag e non mi accorgo e allora sarà così anche nella guida ma questo non va bene perchè se vado a zig zag io mi uccido io se va a zig zag la macchina io uccido la gente, cioè ce la faremo mai a farcela a sentirci più sani? Mai nella vita? Mai nella vita!
Ci sono troppi piccoli grandi disagi allettanti e simpatici e alquanto frequenti e stupidi che mi accompagnano ogni giorno verso il grande traguardo della pazzia totale che presto raggiungerò e intanto vi saluto è stato bello, molto carino, spero vi ritroviate in qualcuno di questi disagi e se no addio, cioè va bene, crogiolerò nel mio disagio da sola consapevole di tutto questo.

Non voglio rileggere quello che ho letto se no potrei avere ripensamenti sani e non pubblicare nulla, ma è giusto così cioè le cose migliori sono quelle inaspettate e questo post non l'ho di certo pensato ma so che lo volevo scrivere adesso e ta daaan, ora la vostra vita ha un senso! Anzi, ora non ce l'ha, figo, se vi ho destabilizzato sono un sacco pro. Diventerete unicorni nel momento in cui vi sentirete compresi e non traumatizzati da quello che ho scritto, ma dalla realtà che vi circonda.
Evviva i disagi!