giovedì 30 luglio 2015

Sapersi ascoltare

Tante cose sono difficili nella vita.
Ma una tra le più difficili in assoluto, secondo me, è ascoltarsi.
Ascoltarsi. Avete capito bene. Non ascoltare gli altri, che poi, beh, già quello mi risulta difficile perchè nove volte su dieci la spina del mio cervello è staccata completamente, ma in questo caso intendo l'ascoltare se stessi, ecco.
Non è per niente facile signori miei.
Non è per niente facile perchè siamo abituati, ormai, a distrarci da tutto ciò che ci fa male, a non prenderci le nostre responsabilità, a sotterrarci di impegni e di cose da fare fino alla nausea pur di non prenderci del tempo per stare soli, in silenzio, ed ascoltare tutto quello che abbiamo dentro. Il dolore, la paura, la speranza lì in fondo allo stomaco, l'emozione, la malinconia, la pace, i sentimenti nascosti.
E' difficile, dico davvero. Un tempo ero più brava.
Oggi ci ho riprovato, ed è stato... boh. Vero. Forte.
Ho spento la luce di camera mia, ho preso una sedia, ho aperto la finestra, ho appoggiato il telefono su una mensola, e ho alzato lo sguardo al cielo.
E quella è un'altra di quelle cose per cui ci vuole coraggio. Guardare il cielo. Mica è semplice.
Due secondi ok, grazie. Ma dieciquindici minuti no. Dieciquindici minuti sono tanti. 
Mi sono accovacciata su me stessa e ho azzerato tutto quanto, anzi, tutto ciò che non era importante è scivolato via da solo, pian piano. 
C'era, c'è ancora, una luna bellissima. E c'erano le nuvole che le passavano davanti, leggere ma decise. E c'era la brezza estiva e il rumore del vento fra gli alberi, e qualche grillo.
E' una sfida, prendersi del tempo per poter dire "ok, ora siamo solo io e il cielo e tutti i pensieri che attraversano questo spazio". E' una sfida perchè poi bisogna saperci stare, davanti alle cose belle. Che sono belle ma sono forti e se sono forti magari fanno anche male, a volte. Bisogna farsi piccoli piccoli ma guardare in alto, e non abbassarlo quello sguardo. Non abbassarlo neanche se ti sale una nostalgia assurda, se ti sembra di ricominciare a sognare e no, non va bene perchè sei una persona matura e stai perdendo tempo e cosa fai no guardi le nuvole e no ma sei matta ma domani hai da fare ma svegliati e smettila. No. Invece bisogna stare lì, senza opporsi, e lasciarsi andare, e sentirsi vivi, poco alla volta, ancora.
E ascoltarsi. E respirare. Starlo a sentire, quel respiro. Che lì dentro in quel silenzio pesa molto di più, e non è semplice ascoltarsi nel silenzio, guardare la luna e respirare. Sono cose che valgono oro i silenzi, la luna e i respiri.
Sono cose così naturali, eppure tutti ci dimentichiamo di quanto siano importanti.
E niente, ve lo volevo dire, così, che mi sono emozionata, in quel silenzio buio con la luna coperta dalle nuvole e il vento leggero e le mie braccia attorno alle ginocchia e gli occhi fissi in alto.
E ritorni un po' bambina, stupore e timore si mescolano e ti costruiscono la tua visione del mondo.
E quando è tutto confuso e non capisci più nulla è lì, che devi mettere il mondo a tacere e stare ad ascoltare te stessa e la luna. 
E' tutto così naturale.


giovedì 23 luglio 2015

L'estate e il pensare troppo o troppo poco

E' luglio, fa troppo caldo e non si respira.
E' estate, e sì, a me l'estate piace (quando si respira).
Mi piace perchè è quella manciata di giorni in cui interrompi la routine e fai i conti su ciò che hai portato a casa in tutti questi mesi, e su cosa invece hai lasciato indietro o hai rimandato.
Su cosa è andato per il verso giusto e cosa per il verso storto.
Poi però è difficile, perché d'estate si pensa troppo.
"E' il mese in cui non si pensa, in cui ti rilassi e lasci perdere il resto", ti dicono.
Mmh, nì. Io direi piuttosto che è l'unico momento in cui hai il tempo di pensare davvero a chi sei, alla tua vita, alle tue scelte. L'unico momento in cui stacchi dagli impegni e dai uno sguardo alla tua vita da fuori, a te stessa da fuori, fuori dalla settimana scandita e organizzata, fuori da ciò che "devi fare", per un momento.
Che poi pensare non vuol dire pensare a settembre, alle cose da sistemare, agli impegni da prendersi.
Vuol dire pensare, nel vero senso della parola, ma anche in maniera vaga e leggera. Agli affetti, alle emozioni passate, quelle forti che magari fanno fatica a sciogliersi anche sotto il sole rovente, alle persone che ti stanno accanto, alla tua storia, ai tuoi errori, alle tue debolezze, a queste cose qui insomma. 
E non so, magari succede solo a me, ma è questo che mi piace e questo che mi tormenta, contemporaneamente. Il fatto di poter essere altrove, e il fatto di esserlo fin troppo, sempre, anche quando vorresti ritornare sul pianeta Terra senza essere in modalità OFF per intere giornate.
E poi credo che del tempo per riflettere dovremmo prendercelo un po' tutti, e un po' più spesso. E non solo d'estate. E non solo in vacanza. Perché sì, non mi è mai piaciuta questa cosa che uno debba sempre guardare oltre, sempre essere più avanti con la testa. "Sì, ma domani ho una giornata di merda", "Sì, ma devo preparare l'esame", "Sì, ma devo decidere cosa comprare per quel compleanno", "Sì, ma dopo il lavoro devo andare dal dentista e poi a fare la spesa", sì, sì, sì e ma, ma, ma. Gli impegni ci stanno, e ci devono essere, ma questo non significa che dobbiamo dimenticarci di chi siamo e cosa stiamo facendo e perchè vaghiamo da un posto all'altro come delle trottole senza neanche pensare alle cose più astratte che magari sono anche un po' più importanti, ecco. Tipo se quella persona la amiamo davvero, tipo se la luna è bella stasera, che magari ci basta alzare lo sguardo per sentirci un po' meglio, tipo se quello che stiamo diventando ci va bene oppure potremmo trovare delle alternative, tipo se quelle persone hanno qualcosa da spartire con noi oppure no, tipo se ci stiamo allontanando troppo, tipo se non è il caso di ascoltarsi qualche canzone che ci capisca per davvero, tipo se, tipo se, tipo farci delle domande, ogni tanto, sulla vita. Che non lo so, io me ne faccio troppe, davvero, e vorrei che qualcuno mi insegnasse ad essere più simile a un essere umano medio (piuttosto che a un unicorno, sì, so che lo stavate pensando e avete fatto bene), ma ci vorrebbe quella via di mezzo tra pensieri fluttuanti e vita concreta che è un equilibrio a cui punto ma che non so se troverò mai. Perchè la bilancia punta sempre o da una parte o dall'altra, e d'estate è completamente ribaltata dalla parte dei pensieri delle pare mentali dei sogni delle speranze dei rimpianti dei dubbi di tutto quanto. 
Poi vorrei fare dei post sensati, ma è tutto alla rinfusa nel mio cervello e fa niente, sono un casino vivente (che rima, sssssignori). 
Ogni tanto mi piace stare per i fatti miei e cercare di capirmi, di trasformare un po' di "non lo so" in "forse", almeno. Mi piace prendermi il tempo per pensare a quello che sto vivendo, che non è scontato, non è mai scontato ricordarsi di essere qui, ricordarsi di come si sta.
E niente, stasera continuo a blaterare frasi sul pensare e sul caldo e sull'estate e su voi che non pensate come dico io cioè, pensate troppo, ma non nel modo in cui dico io, cioè con la testa vuota e universi che si creano nei neuroni, mentre io sì, ma troppo, e sì ho dei problemi, e sì forse per oggi ho pensato abbastanza cose senza senso, e sì magari invece siete come me e se siete come me allora fatevi avanti che ciao piacere sono Manuela Bianchi e possiamo pensare a tuttoeniente in compagnia ascoltando canzoni extraterrestri e guardando le stelle.